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Quelle notizie sul traffico d’organi che un tempo pensavamo fossero un po’ leggende metropolitane hanno oramai trovato conferma. Le stesse vicende di rapimento a scopo di trapianto sono diffuse in tutto il mondo ma non punteremo il dito accusatore nè andremo a stilare classifiche delle Nazioni dove si registrano più copiosamente, questi fenomeni. Una realtà vastissima, un vergognoso neo sociale, che si accentua soprattutto nei Paesi più poveri ed in alcuni di quelli che oggi vengono definiti “emergenti”. Storie raccapriccianti, con trafficanti e medici compiacenti. Accennavamo al fatto che non c’è in pratica Nazione del tutto indenne, la vendita di organi umani è divenuta anch’essa una sorta di ‘pandemia’.
Qualche tempo fa, come ricorda la collega Sabina Moranti, in una recente conferenza, fu reso noto un dossier su alcuni cittadini moldavi, andati in Georgia e Turchia “per sottoporsi all’operazione chirurgica e espianto di un rene: il tutto organizzato dalla mafia russa”. In questo caso, nessun accenno ad ambulanze fantasma, a rapitori stranieri, incubo dei bambini sudamericani, ma a qualcosa di diverso: la vendita dei propri organi da parte di persone disperate e consenzienti. I timori peraltro di rigetto, che rendevano insicuri i primi trapianti, con la scoperta della “cyclosporina”, sembrerebbero superati e ciò avrebbe dato luogo ad una loro incentivazione, soprattutto di quello relativi ai reni e cuore. A fronte di questa più diffusa pratica, la scarsità degli organi è divenuta così maggiore. Cosa accade lo sappiamo tutti, non mancano servizi, indagini, documentazioni. Cosa possiamo fare? E’ questa una domanda complessa che coinvolge aspetti etici, morali, religiosi, filosofici, deontologici…e così via. Ricchezza e povertà ancora una volta si scontrano e il fenomeno si dilata ed esplode in tutta la sua “virulenza”. Proclamare condanne non basta, sarebbe come cercare di mettersi al posto la coscienza praticando ‘gargarismi’. Sarà invece il caso di svolgere una sinergica azione tra Nazioni, organismi ed associazioni internazionali (come anche i Lions, perchè no?! ) ed allora forse qualche speranza potrebbe prendere corpo e qualche cosa cambiare. Forse l’idea può apparire utopistica ma a molti di noi, piace anche tentare di divenire ‘costruttori di sogni impossibili’.
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