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Ogni Lions al suo lavoro
Care amiche e cari amici Lions, tempus fugit. Il lavoro, all'interno del nostro Distretto, è in pieno svolgimento: i clubs hanno ripreso a svolgere, dopo la (breve) pausa estiva, la propria multiforme, intensa attività. Ovunque, da nord a sud della Toscana, l'azione è proficua, generosa, febbrile. Lo constato quotidianamente, con le visite ai clubs; con la partecipazione a convegni, conferenze, incontri di lavoro; con la continua sollecitazione a presenziare, ovunque, ad iniziative di ogni genere, tutte mirate al conseguimento dello scopo fondamentale della nostro associazione, servire. E spesso, troppo spesso, sono costretto, per ovvie ragioni di tempo, a declinare, consapevole di non possedere quella virtuosa - e provvidenziale - dote di cui sono gratificati alcuni santi, il dono dell'ubiquità...
Apprezzo molto questa straordinaria voglia di fare che mi richiama alla mente l'antica espressione usata dagli alchimisti per descrivere il lavoro indefesso svolto all'interno dei propri laboratori, nell'intento di realizzare la famosa pietra filosofale, quella capace di cambiare il vile piombo in luccicante oro: fervet opus... E mi sembra proprio che l'opera ( lionistica) sia in perpetua ebollizione anche e soprattutto per la sua positiva capacità di proiezione sulle nostre comunità. Occorre volare alto, mi ha detto qualcuno di voi in occasione di una delle mie visite governatoriali. E volare alto non solo è possibile, per chi lavora a creare uno spirito di comprensione tra persone e popoli, ma doveroso. Il dovere del laborioso costruttore che, sempre, privilegia il confronto, il dialogo, appunto la comprensione come modello di vita... Come sapete, questi grandi principi sono stati, di recente, trattati a Colle di Val d'Elsa, nel glorioso teatro della Accademia de I Varii, nel corso di una feconda giornata di lavoro e di studio dedicata a "Valori civili, bene comune, cultura lionistica". Le due stimolanti relazioni introduttive, curate rispettivamente del nostro Massimo Fabio, past Direttore Internazionale e da Antonio Baldassarre, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, filosofo, oltre che, naturalmente, giurista insigne, ci hanno proposto un quadro pieno di luci e di ombre, offrendoci una interpretazione fin troppo credibile delle nostre vicende di vita quotidiana che caratterizzanoquesto sofferto inizio di secolo. Le loro analisi si sono unite a quelle di sette nostri soci che hanno portato, con impegno ed intelligenza, la voce delle sette circoscrizioni in cui si articola il nostro Distretto. Dunque, nove voci che hanno dato vita ad un armonico coro, composto di tre (perfettamente consonanti) movimenti, Virtù, Ragione, Amicizia.
È stato bello sentire Massimo Fabio che invitava alla riscoperta delle civiche Virtù: Virtù alla maniera degli antichi, nel senso, di forza che è propria del vir, ossia dell’uomo libero da vincoli, forte, carico di potente e feconda energia. Una energia che, appunto, va spesa per la civitas, per la propria comunità, per la cura dell’interesse generale. Un modo di intendere la nostra dimensione di cittadini che si sposa alla perfezione con la caratteristica identificativa del Lions. Con una sola parola: Umanità. Perseguire il bene comune, allora, attraverso una pratica di vita che, molto semplicemente, significa filantropia, amore per il prossimo, sollecitudine per la condizione umana, è, in sintesi, quanto fanno, sotto tutte le latitudini, i Lions di ogni paese e contrada. Ma questa nobile Virtus – lo ha detto a chiare lettere Baldassarre e lo constatiamo quotidianamente nel nostro vissuto – è merce rara, troppo spesso sopraffatta da una (perniciosa) tendenza tipica dei nostri tempi: l’irragionevolezza. La nostra civiltà, infatti, la civiltà costruita sull’aristotelico concetto di Logos- Ragione, deve fare i conti con mentalità e modi di comportamento non prevalenti ma di certo sempre più diffusi in cui sembrano invece prevalere, in ogni ambito dell’esistente, dalla politica alla economia, dalla cultura alla società, opposti modi di comprendere e di sentire. Il tempo, appunto, più che della irrazionalità, della irragionevolezza, ossia di comportamenti, individuali e collettivi, oltre che illogici e contradditori, squilibrati ed insensati: basta semplicemente accendere la televisione e si apre subito ai nostri attoniti occhi un mondo dove la consolante etica lionistica, fatta di buoni e socializzanti sentimenti, viene contraddetta da un esibizione – quasi sempre urlata – di stili di vita improbabili ed impropri che dovrebbero sostituire quelli “normali”, “borghesi”, “sorpassati”, “retrogradi” del nostro vecchio e caro mondo. Un mondo, lo diciamo con orgoglio, nato dall’incontro e dalla compenetrazione di due diversi modelli culturali che si integrano e si contaminano a vicenda sotto l’insegna, rassicurante, dei due Leoni: l’ Illuminismo del vecchio e caro Voltaire e il Cristianesimo compassionevole del non meno vecchio e caro Pascal. E’ questo che i Lions offrono a questo mondo irragionevole, consapevoli che una delle loro colonne portanti, solennemente iscritta del proprio glorioso logo è, accanto alla libertà – che non è arbitrio incontrollato – l’intelligenza. Purtroppo, però, queste sensate considerazioni non sembrano valere anche in sedi pure “insospettabili”: la recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Straburgo, che ritiene la presenza dei crocefissi in aula una violazione alla libertà di religione degli alunni, ci rende, semplicemente perplessi ed amareggiati. Perplessità ed amarezza che non riguardano, ovviamente, solo quei Lions che riconoscono in quel simbolo il sacrificio del Figlio di Dio disceso sul mondo per portare, con il sacrificio di se, la Salvezza eterna, ma che colpiscono anche i non credenti. Ossia quanti vedono, nella croce, il richiamo alla ingiustizia perpetrata ai danni di un uomo buono e grande che ha fatto dono alla umanità del valore – incommensurabile – dell’amore universale. Questo è emerso nel convegno di Colle di val d’Elsa; questo è emerso nel successivo Gabinetto Distrettuale di Volterra, questo è il comune – a mio avviso del tutto ragionevole – sentire di tanti uomini e di tante donne che hanno dato un significato preciso allo stare insieme in amicizia, per godere insieme del bene fatto agli altri. Il piacere del costruttore, mirabilmente espresso dalla celebre poesia di Thomas Stearns Eliott:
Nei luoghi deserti noi costruiremo con nuovi mattoni. Ci sono macchine e mani, e calce per nuovo cemento. Dove i mattoni sono crollati noi costruiremo con nuove pietre. Dove le travi sono spezzate noi costruiremo con nuovo legno. Dove la parola non è pronunciata noi costruiremo con nuovo linguaggio. C’è un lavoro comune, e c’è una fede per tutti, un compito per ognuno. Ogni uomo al suo lavoro.
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